sabato 25 aprile 2009

Qualcuno manca di contenuti…

Quando mancano le idee e la reale volontà di operare per la crescita di un territorio e della sua comunità non rimane altro che tentare di promuoversi con una serie di sterili esternazioni, per nulla all’altezza di un serio ed equilibrato confronto politico. A volte però viene meno anche il coraggio di manifestare apertamente la negatività del proprio pensiero e diventa più agevole appoggiarsi a quello altrui: è il caso del buon Ettore – nulla a che vedere con il difensore di Troia - che utilizza il lavoro di un altro Ettore, superando con naturalezza il fatto che quest'ultimo diriga una rivista dal pensiero diametralmente opposto al suo credo politico.
Non desidero entrare nel merito della pochezza del contenuto del blog di Zampiccoli se non per evidenziare come l’annunciato libro bianco sia improvvisamente diventato “nero” e non realizzato direttamente dalle forze politiche di opposizione, ma attraverso un avvilente invito alla delazione anonima.
Personalmente preferisco parlare della nostra idea di città. Eccola la nostra Trento: una città che garantisce a tutti opportunità e servizi di qualità a prescindere dal reddito. Una città solidale, che non emargina, non esclude, che lavora per la pace, che s’impegna per la convivenza. Una città che richiede a tutti il rispetto delle regole, che non tollera gli abusi. Una città che dichiara guerra alla povertà, ma non ai poveri. Una città che mette al primo posto le donne, i bambini, gli anziani, i giovani, i disabili e che dunque si impegna per un nuovo welfare, capace di rispondere alle esigenze delle famiglie e di coloro che hanno più bisogno. Perché nessuno, a Trento, si deve sentire solo.
Se penso alla Trento del futuro penso a una città che accelera, che nei prossimi anni deve portare a compimento i progetti già iniziati nell’ultimo decennio. Proiezione sul futuro, dunque, ma senza perdere l’attenzione al presente, alla quotidianità, alle piccole cose.
A livello urbanistico dovremo confrontarci seriamente - come in passato - con il tema del rapporto fra la città e il suo territorio. Le politiche relative al territorio si fondano su un presupposto non negoziabile: il territorio è una risorsa scarsa e non riproducibile. Per questo il criterio guida delle politiche urbanistiche dovrà essere sempre e necessariamente quello della qualità degli insediamenti, della coerenza con i modelli di sviluppo, dell’equilibrio territoriale, della sostenibilità e della convenienza (anche per saldare un relativo debito nei confronti dell’agricoltura che è giusto riconoscere) da impostare secondo logiche non emergenziali e il più possibile anticipatorie. Inoltre sarà nostro impegno definire la qualità architettonica urbana come valore di tutti, innescando un processo virtuoso di promozione della qualità nel comparto edilizio in generale.
Noi, a differenza di altri, abbiamo le idee chiare sul percorso da intraprendere come amministratori. Ma noi, a differenza di altri, siamo costretti a sentirci ingiustificatamente attaccati. Del resto, in mancanza di concrete idee per lo sviluppo e la crescita della nostra città, quella dell'attacco è l’unica arma a disposizione dei nostri avversari per sollevare un po’ di attenzione.
Oggi rispondo, ma lo faccio per ribadire concetti già espressi, per riaffermare la reale dimensione del percorso urbanistico affrontato nel corso della consiliatura appena conclusa. Lo faccio solo per rispetto all’operato, professionale e trasparente, che contraddistingue i nostri uffici comunali.

IL MURO CAVIT
E’ l’esempio di cosa significa amministrare una città. Da una parte c’è un’azienda che, per lavorare, ha bisogno di ampliare la propria sede e che chiede una deroga rispetto alle altezze in vigore nella zona. Dall’altra ci sono i cittadini, contrari all’ampliamento e alla deroga. Può darsi che inizialmente la Giunta e il consiglio comunale abbiano sottovalutato l’impatto dell’opera, ma poi abbiamo profuso tutto il nostro impegno per cercare una soluzione che andasse incontro alle esigenze delle due parti. Non ci siamo sottratti al confronto: io e l’allora sindaco Pacher siamo andati a parlare con la gente, abbiamo cercato di mediare. E alla fine il muro contestato si è abbassato di 6,80 metri (al colmo di 4,53 metri).

L'ALLEGATO 5
Il centrodestra mi rimprovera di aver arbitrariamente permesso la violazione dell’allegato 5 al prg. In 12 anni, dal 1994 al 2006, poche decine di edifici - su centinaia – sono stati costruiti in contrasto con l’allegato 5 e comunque violando solo altezze e lunghezze - talvolta per pochi centimetri -, mai le volumetrie. Alla base di questi errori c’è il fatto che i criteri contenuti nell’allegato 5 sono difformi sia da alcune prescrizioni contenute nel piano, sia da altre indicazioni contenute in un altro allegato, il 4.1. Per questo i criteri contenuti nell’allegato 5 sono stati considerati non vincolanti dagli uffici comunali. Insomma, come ha riconosciuto il difensore civico Donata Borgonovo Re, non c’è stato dolo: c’è stato solo un piano che conteneva alcune incongruenze.

LA COLLINA
L’ultima variante al prg sulla collina ha tagliato la bellezza di 500 mila metri cubi. Inoltre, da assessore all’urbanistica, ho ridotto le altezze (zone B3 a 10 metri) e ho stabilito la larghezza minima delle strade (3,5 o 4,5 metri a seconda delle cubature). Ricordo infine che era il 1967 (io avevo 10 anni) quando il Pup stabilì che la città si doveva espandere in collina, era il 1968 quando il prg recepì questa indicazione senza purtroppo prevedere una viabilità adeguata. Il nuovo prg del 1989 confermò ancora questa tendenza, creando zone di espansione a Villamontagna, Borino, Martignano, Gazzadina, Montevaccino…

AUTO IN
In questa vicenda – sulla quale al tempo la Commissione urbanistica e il Consiglio comunale si sono confrontati numerose volte - credo che mi si possa rimproverare solo una cosa: l’eccesso di disponibilità. Non bisogna dimenticare che questa storia ha avuto inizio con un episodio drammatico: l’incendio che nel dicembre 2003 ha interessato l’Ecogrips, azienda vicina ad Auto In. Dopo quell’episodio è nata l’esigenza di trovare una nuova sede per l’azienda e per i suoi lavoratori. Il mio impegno nell’aiutare l’azienda è stato corretto e alla luce del sole, come del resto riconosciuto da ben due sentenze della magistratura. Ricordo in particolare che il Tar ha anche condannato i ricorrenti a pagare le spese processuali.

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